Un parcheggio pieno di auto, sotto il sole di agosto. Lamiere roventi, gente che cerca l’ombra prima ancora di cercare il posto. Eppure lì sopra, dove oggi non c’è niente, potrebbe esserci un impianto fotovoltaico. È da questa immagine che parte l’interrogazione del consigliere comunale del Pd Massimo Minciotti, che chiede alla giunta di introdurre l’obbligo di pensiline solari su tutti i nuovi parcheggi, industriali, commerciali e aziendali.
L’idea di fondo è quasi banale, dice Minciotti: perché consumare altro suolo agricolo per gli impianti a terra, quando ci sono già migliaia di metri quadrati di asfalto pronti a essere sfruttati? Le pensiline, aggiunge, si installano quasi ovunque senza grandi complicazioni tecniche. E portano con sé vantaggi che vanno oltre l’energia: fanno ombra alle auto nelle giornate più calde, si collegano facilmente alla rete elettrica, possono ospitare le colonnine per la ricarica.
Il modello a cui guardare, per il consigliere, è la Francia, dove da anni è obbligatorio coprire con pannelli solari almeno metà dei parcheggi sopra i 500 metri quadrati. Anche la Germania si è mossa in questa direzione dal 2023. L’Italia, invece, è rimasta indietro: nessuna legge nazionale, solo proposte come quella di Legambiente, che vorrebbe l’obbligo per i parcheggi oltre i 1.500 metri quadrati.
Più vicino a noi, c’è un esempio che Minciotti cita volentieri: Cesena, città legata a Città di Castello da anni di rapporti sportivi e ippici. Lì, oltre dieci anni fa, il parcheggio scambiatore dell’Ippodromo è stato il primo in Italia a dotarsi di pensiline fotovoltaiche.
“Se ci è riuscito Cesena, possiamo provarci anche noi” scrive il consigliere nell’interrogazione, chiedendo alla giunta di introdurre l’obbligo a livello regolamentare e di sollecitare la Regione, competente sulle aree idonee alle rinnovabili, a normare la materia. Le prime pensiline, propone, potrebbero nascere proprio sui parcheggi pubblici: quelli del Comune, dell’Asl, della Comunità Montana, di Afor, Sogepu e Polisport.
C’è poi un altro filo che Minciotti tira in ballo: la trasformazione in corso della zona industriale cittadina in area commerciale. Un’occasione, secondo lui, per pensare fin da subito a strutture efficienti dal punto di vista energetico, senza dover sacrificare altro terreno agricolo all’agrivoltaico.

