Il decreto del Ministero dell’Interno fissa al 31 dicembre 2027 il termine per chiudere i lavori in dodici comuni. Pavanelli e Fantauzzi (M5S): «Fondo nato con il Governo Conte, ora il Governo lo taglia di 800 milioni»
Il Teatro Verdi di Terni, l’ex tabacchificio di Marsciano, la palestra Fausto Ciccioli a Foligno. Sono alcune delle ventidue opere di rigenerazione urbana che in Umbria potranno essere portate a termine entro il 31 dicembre 2027. A stabilirlo è un decreto del Ministero dell’Interno del 24 luglio 2026, che individua gli interventi non più conteggiati nel target europeo del Pnrr, fissato al 30 giugno scorso, e indica un nuovo termine per la chiusura dei lavori.
Il valore complessivo è di 55.280.032 euro e riguarda dodici comuni: Terni, Perugia, Città di Castello, Orvieto, Foligno, Narni, Bastia Umbra, Corciano, Gubbio, Marsciano, Spoleto e Todi. Nell’elenco figurano anche piazza Quaranta Martiri a Gubbio, l’ex scuola media di Orvieto Scalo, la rigenerazione del centro storico di Spoleto e il ciclodromo comunale Giuseppe Casini di Foligno. Poi percorsi ciclopedonali, viabilità, aree verdi, spazi pubblici. Non si tratta di nuovi finanziamenti, ma della prosecuzione di investimenti già assegnati.
A rivendicare la misura sono la deputata Emma Pavanelli e il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Umbria David Fantauzzi. Secondo i due esponenti pentastellati il fondo nasce dalla legge di bilancio approvata nel 2019 dal Governo Conte, una scelta che a loro giudizio trasformò la rigenerazione urbana in una politica nazionale pluriennale e mise i comuni nelle condizioni di recuperare edifici pubblici, impianti sportivi e spazi urbani. Le risorse per gli anni dal 2021 al 2026 furono poi inserite nel Pnrr.
Il punto politico, per Pavanelli e Fantauzzi, sta nel seguito. La legge di bilancio 2025 ha ridotto la dotazione del fondo da 700 a 500 milioni di euro all’anno per il periodo 2027-2030: un taglio da 800 milioni in quattro anni. «Il Governo si affida alla solidità di una scelta compiuta dal Movimento 5 Stelle ma ne limita la capacità di finanziare nuovi interventi», sostengono, definendo la decisione «miope» perché indebolisce la programmazione dei comuni. La richiesta è il ripristino delle risorse sottratte al quadriennio. Intanto le amministrazioni hanno diciassette mesi per chiudere i cantieri.

