C’è un momento dell’anno in cui alla Dukes Basket Sansepolcro il tempo sembra accelerare. La stagione finisce, ma in realtà nessuno si ferma davvero. Si chiudono i campionati, si tirano le somme e quasi subito si torna a progettare. Perché oggi la Dukes è qualcosa di più di una società sportiva: è un movimento che coinvolge famiglie, ragazzi, volontari e territorio. Ed è forse proprio questo il risultato più importante costruito negli anni. Una realtà che continua a crescere e che ha nel Trofeo Pellico Barbagli il suo simbolo più riconoscibile.
Dal 31 maggio al 2 giugno, Sansepolcro tornerà infatti a trasformarsi in una piccola capitale del basket giovanile. Saranno 72 squadre, dieci categorie tra maschile e femminile, partite distribuite tra Sansepolcro, Pieve Santo Stefano e Città di Castello, con oltre 800 presenze attese tra atleti, tecnici e famiglie. Dietro il torneo, però, c’è un lavoro enorme che parte con mesi di anticipo. “L’organizzazione inizia già da novembre – racconta Marco Cirignoni, dirigente Dukes – perché un evento del genere richiede tanta pianificazione. Palestre, logistica, categorie, sistemazioni alberghiere: ogni dettaglio va seguito”. Negli anni il Pellico Barbagli è diventato anche un appuntamento importante per il territorio. Hotel, ristoranti e attività si riempiono grazie alle centinaia di persone che arrivano da fuori valle.
“Chi viene qui resta sempre colpito – spiega Cirignoni –. Noi siamo abituati alla bellezza di questi posti, ma per chi arriva da fuori è tutto molto suggestivo. E tante società poi decidono di tornare anno dopo anno”. Ma il torneo non è soltanto sport. È anche memoria. Il nome scelto rappresenta infatti un omaggio a Pellico Barbagli, figura storica del basket biturgense e tra i primi a credere nella pallacanestro a Sansepolcro. “Per noi è sempre stato il professore – racconta Cirignoni –. È stato lui quasi settant’anni fa a portare il basket in città. Tanti di noi sono cresciuti con lui, prima tra i banchi di scuola e poi in palestra”. Una storia lunga, quella della pallacanestro biturgense, che il prossimo anno raggiungerà un traguardo importante: 70 anni di attività. Un percorso costruito nel tempo e cresciuto insieme alla città. Sul piano sportivo, resta qualche rimpianto per la stagione della prima squadra in Serie C. Fino a febbraio la Dukes era pienamente in corsa per un posto nei playoff, poi gli infortuni hanno cambiato il finale di stagione.
“Con il roster completo probabilmente avremmo chiuso tra le prime sette-otto squadre – ammette Cirignoni – ma ormai guardiamo avanti. La base è buona e c’è voglia di continuare a crescere”. Il vero investimento della società, però, resta il settore giovanile. “Il nostro patrimonio sono i bambini e i ragazzi. Alcuni under stanno già lavorando stabilmente con la prima squadra e rappresentano il futuro”. Accanto all’attività agonistica cresce anche il progetto legato agli Special Olympics, diventato negli anni uno degli aspetti più importanti dell’identità Dukes. “Stiamo lavorando anche a un torneo europeo a Sansepolcro – conclude Cirignoni – perché crediamo che lo sport debba essere soprattutto inclusione”. Ed è forse proprio questa la parola che racconta meglio la Dukes di oggi. Una società che continua a crescere, ma senza perdere la propria identità. Con lo sguardo rivolto al futuro e radici ben piantate dentro la storia di Sansepolcro.

